La mostra è sui rischi del climate change

Ossana (alta Val di Sole): La forma del vento

  Cultura e società  

Da venerdì 28 giugno, nel pittoresco scenario del Castello di San Michele, nel borgo di Ossana, in alta Val di Sole, si può visitare, dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.30, fino al 16 settembre, la mostra La forma del vento: dieci installazioni dell'artista Stefano Cagol, nato a Trento nel 1969, che, attraverso un percorso espositivo fortemente evocativo ed immersivo, sensibilizzano sulle conseguenze, spesso sottovalutate, dei cambiamenti climatici.

All'inaugurazione interverrà anche un gruppo dei ragazzi del movimento internazionale Fridays for Future, ideato dalla svedese Greta Thunberg

Anche l'arte si pone, così, al fianco delle nuove generazioni che, con uno “sciopero mondiale pro-clima” mai visto prima, stanno tentando di dare una scossa ai governanti di tutto il globo. Obiettivo: aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica sui rischi che l'intera umanità sta correndo per colpa dei cambiamenti climatici causati dall'uomo. Un trend preoccupante che certamente interessa, in primo luogo, i delicati ecosistemi montani.

Ho scelto di partire da elementi fortemente legati all’identità di questo luogo d’eccezione, il Castello di San Michele di Ossana, abbarbicato su uno sperone di roccia ventoso all’incrocio tra le valli, a picco sul corso d’acqua, in un luogo dove la storia narra di antiche miniere. - spiega Stefano Cagol - Da questi spunti, ho scelto di procedere per metafore affiancando scenari diversi tra loro, come molteplici tasselli di un unico mosaico, di quel tema tanto importante quanto inafferrabile nel profondo come il cambio climatico.

Sono esposti installazioni, video ed opere fotografiche dell'artista trentino Stefano Cagol, che si confronta con temi globali come la sparizione dei ghiacci e il climate change. Le opere selezionate affrontano cause ed effetti, macro e microsistemi, fenomeni iperdiffusi che, però, al tempo stesso sono difficili da afferrare.

Tra le opere in mostra segnaliamo:

“Over Two Thousand” (2007) in cui la neve è in fiamme. L’opera ricorda, così, il processo in atto di sparizione di quei ghiacciai, che venivano chiamati “ghiacci eterni”. Alla fusione dei ghiacciai rimanda anche un altro progetto dell’artista, “The Ice Monolith”, realizzato per la Biennale di Venezia nel 2013 come parte del Padiglione nazionale delle Maldive, tutto rivolto alle problematiche del cambio climatico.

“New Experiments on Vacua” (2016) è il titolo del corpus di opere video e fotografiche che Stefano Cagol ha realizzato nell’area tedesca della Ruhr, famosa per il suo intenso sfruttamento industriale e minerario. Il vuoto del titolo (citazione presa da un’opera dello studioso del ‘600 Blaise Pascal), che evoca le cavità del sottosuolo, diviene simbolo della distanza che abbiamo preso dalla natura. Della serie fanno parte immagini nelle quali zolle di terra fuggono verso il cielo e un piccone continua a ferire il terreno. Una figura in “Trigger the Border” (2013) imbraccia uno spray per generare una fiammata verso la luna, al tempo stesso cavaliere e drago.

“Artico e Antartico” fa parte dell’installazione “Bouvet Island” (serie di sculture in alluminio tagliato e piegato a mano dall’artista. L’opera prende il titolo da un’isola norvegese, che si trova, però, nell’Antartico: è una delle isole più remote del pianeta, fatta di roccia e ghiaccio, inavvicinabile per l’uomo, ma ricca di fauna.

Nell’opera video “Flags” (2007) si muovono freneticamente ombre su immobili mura antiche evocando attraverso un’immagine astratta la forza dei venti.

L’opera “La Forma del Vento”, realizzata in maniera site-specific in relazione con l’architettura e con il luogo, infine, dialoga con il vento come elemento della natura onnipresente su questo sperone di roccia.

I fenomeni inaspettati del clima hanno portato tragedie anche in questi territori e negli ultimi tempi il vento ha sradicato le piante in più luoghi in queste vallate alpine. - ricorda Luciano Dell'Eva, sindaco di Ossana - Troppo spesso notiamo la natura solo quando si manifesta in maniera estrema e distruttiva, senza accorgerci che questi sono sintomi inesorabili di un sistema complesso di cambiamenti climatici e di disequilibrio nel nostro rapporto con la natura.

La presenza a Ossana di una mostra che punta a far riflettere sui cambiamenti climatici non è comunque casuale. Il borgo trentino, infatti, da anni sta portando avanti una serie di scelte per ridurre la propria impronta ecologica, a partire dalla concessione a canone agevolato di un negozio di prodotti alimentari sfusi a KM0 e la riqualificazione energetica dell’illuminazione pubbliche.

La nostra è una scelta etica e di responsabilità verso la nostra cittadinanza e le future generazioni - osserva Laura Marinelli, assessore alla Cultura e al Turismo - ma c'è anche un ritorno economico in nostro favore. Il nostro Comune, due anni fa, è stato insignito del riconoscimento di “cielo più bello d'Italia” da “Astronomitaly”, Rete Nazionale del Turismo Astronomico, con l'obiettivo di valorizzare i luoghi a bassa percentuale di inquinamento luminoso. Tutelare il nostro territorio significa garantire un futuro di benessere e prosperità alle nostre imprese e alla nostra gente.

Come anticipato sede della mostra è il castello, che risale, probabilmente, all’epoca dei Longobardi (secoli VI-VIII): Le prime testimonianze del Castello di Ossana o Castello di San Michele, chiamato così dal santo cui era dedicata la cappella, risalgono al 1191. Posto in posizione strategica tra la regione trentina e l'alto bresciano, il castello godeva di una piena amministrazione civile e penale coperta dalla Curia Episcopale. Costruito su uno sperone di roccia difficilmente accessibile da tre lati, fu abitato da diverse famiglie nobiliari: prima funzionari vescovili, poi i conti Tirolo-Gorizia. Nel XV secolo l’investitura passò ai de Federici della vicina Val Camonica, poi agli Heydorf e ai Bertelli. A cavallo fra Ottocento e Novecento fu comproprietaria del maniero Bertha von Suttner, Premio Nobel per la pace nel 1905. Il castello presenta nel suo possente mastio alto circa 25 metri l'elemento architettonico più caratteristico e meglio conservato dell'intero complesso.

Di interesse nel comune di Ossana è anche la Casa degli affreschi, raro esempio di casa medievale con decorazione pittorica quattrocentesca rimessa in luce nell'estate del 2000. Il ciclo affrescato è di particolare interesse perché, accanto a soggetti religiosi, presenta scene a carattere profano e assai rari sono gli apparati decorativi risalenti a quell'epoca e di tema non sacro realizzati su edifici civili che non siano castelli o residenze signorili. Alcuni aspetti iconografici e stilistici rimandano alla produzione dei Baschenis, altri rivelano una componente veneta.

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