Una storia dell’arte italiana al Museo Cantonale d

Collezione Christian Stein a Lugano

  Cultura e società  

Il Museo Cantonale d’Arte di Lugano presenta fino al 22 maggio 2011 l’esposizione Collezione Christian Stein. Una storia dell'arte italiana, una selezione di circa cento capolavori dell'arte italiana del dopoguerra. La mostra è realizzata in coproduzione con l'IVAM, Institut Valencià d’Art Modern di Valencia. L’iniziativa si iscrive nella linea espositiva del Museo Cantonale d’Arte dedicata al collezionismo e, al contempo, in quella rivolta all’arte italiana dagli anni Cinquanta ad oggi.

La Galleria Christian Stein fu fondata da Margherita Stein nel 1966 a Torino dove iniziò da subito a rappresentare, tra gli altri, quegli artisti che furono poi inscritti nella fortunata denominazione di Arte povera, formulata da Germano Celant. Aprì in seguito, negli anni ottanta, nuovi spazi a Milano e, per qualche stagione, a New York. La Galleria è tuttora attiva a Milano. Margherita Stein, nota con il nome di Christian, scomparsa nel 2003, fu un’esponente di spicco della tradizione dei galleristi-collezionisti, preferì infatti conservare le opere che più la appassionavano piuttosto che limitarsi ad alimentare il mercato dell’arte. A caratterizzare la sua attività fu, inoltre, lo straordinario rapporto instaurato con gli artisti, amicizie rimaste intatte per quarant’anni. La sua avventura nel mondo dell’arte ebbe inizio a Torino nella Galleria di Via Teofilo Rossi per proseguire nella casa-galleria di Piazza San Carlo. Qui si tenevano incontri quotidiani tra Christian Stein e gli artisti. Boetti e Paolini furono i primi ad esporre insieme a Manzoni e a Fontana. Tutti, o quasi tutti, coloro che daranno vita all'Arte povera frequentarono la Galleria. La signora Stein, pur ovviamente informata sull’arte americana e tedesca già ben presente nell'Italia degli anni settanta, preferì la complicità dei "suoi" artisti. L'arte italiana divenne il suo mondo. Furono le conversazioni con Mario Merz, Luciano Fabro o Giulio Paolini, per citarne solo alcuni, a nutrire la sua quotidianità; non mancarono certo le discussioni, ma la sua condivisione fu sempre rinnovata. Le opere rimasero con lei: ad esempio, tenne con sé l’intero nucleo di lavori con cui Alighiero Boetti realizzò la sua prima personale in Galleria, nel 1967. Più tardi Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo e Claudio Parmiggiani esporranno regolarmente. Remo Salvadori e Domenico Bianchi furono chiamati a rappresentare la generazione successiva, quella degli anni ottanta.

In mostra sono presenti circa cento opere selezionate tra le molte, raramente esposte o, al contrario, cedute in seguito ai migliori musei del mondo. Cento opere che evocano e ripercorrono la storia della Collezione Stein, mitica narrazione di un momento irripetibile della storia culturale europea. L’esposizione propone monocromi di Manzoni e Lo Savio, sculture di Melotti, tagli di Fontana, una scultura di Colla, cementi armati di Uncini, "manifesti" di una nuova radicalità, che narrano gli anni cinquanta e sessanta di una Italia intrisa di storia classica e, al contempo, immersa nella contemporaneità del dopoguerra e del boom economico. Una collezione attraverso cui scoprire l’arte italiana nei suoi aspetti emblematici: l’eredità e le relazioni con le avanguardie storiche, le risposte all’ascesa dell'arte americana, un modo radicalmente diverso, peculiarmente italiano, di guardare alla storia dell’arte e di vivere la cultura dell’epoca.

L’esposizione evoca una stagione in cui la visione degli artisti corrispondeva a quella degli allora rari collezionisti, un’epoca nella quale l’intenso incontro con un'opera poteva trasformare una gallerista in collezionista attenta a conservare per le generazioni successive la funzione testimoniale dell'arte. La mostra offre al pubblico un'occasione per riflettere sul sistema dell'arte, sulle possibili modalità di coltivare una collezione, ma soprattutto propone un percorso tra capolavori di grande vibrazione emozionale e di profondo rigore intellettuale.

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