Cento opere raccontano il fragile equilibrio tra terra e acqua
Jesolo: la Laguna diventa arte
Dal 12 maggio al 10 gennaio 2027, il JMuseo di Jesolo ha presentato la mostra “Tra terra e acqua. La Laguna di Venezia e le Valli di Jesolo”, un progetto espositivo che attraverso oltre cento opere (dipinti, acquerelli e taccuini) racconta uno degli ecosistemi più delicati e strategici del Mediterraneo.

Realizzata su iniziativa del Comune di Jesolo, la mostra è ideata e organizzata da Comediartingin partnership con Cucù e riunisce sei artisti naturalisti del collettivo Ars et Natura — ConcettaFlore, Federico Gemma, Stefano Maugeri, Graziano Ottaviani, Marco Preziosi, Alessandro Troisi, guidati dall’ornitologo e coordinatore del progetto Fernando Spina — protagonisti di una ricerca che unisce osservazione diretta, rigore scientifico e restituzione artistica.
L’iniziativa è sostenuta da IMA Group come main sponsor e realizzata con la collaborazione di Fondazione Lotus, Swarovski Optik e Pandion, che cureranno laboratori e attività sia al Museo che nelle Valli.

Attraverso il linguaggio dell’arte naturalistica, la mostra propone una riflessione sul rapporto trauomo e ambiente, restituendo una visione contemporanea della natura che intreccia conoscenza scientifica, sensibilità estetica e impegno per la conservazione.
Le opere nascono da esperienze dirette sul campo — taccuini di viaggio, osservazioni dal vero, studi di luce e comportamento animale — e costruiscono un racconto visivo capace di restituire la complessità e la fragilità dei paesaggi lagunari.
È proprio questa fragilità a rendere le zone umide uno dei temi centrali del progetto.
Un mondo senza zone umide sarebbe, infatti, un mondo senza acqua: questi ecosistemi rappresentano uno degli elementi fondamentali del ciclo globale idrico, contribuendo alla regolazione delle risorse d’acqua e fornendo servizi essenziali per l’umanità, dalla depurazione naturale allo stoccaggio, fino alla protezione dalle inondazioni.

In particolare, le lagune costiere svolgono un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti dell’innalzamento del livello del mare, sempre più evidente nel contesto del cambiamento climatico.
Nonostante occupino solo una piccola porzione della superficie terrestre, le zone umide ospitano una concentrazione straordinaria di biodiversità, accogliendo circa il 40% delle specie animali evegetali conosciute.
Eppure, sono tra gli ecosistemi più vulnerabili: negli ultimi decenni, una quota significativa è andata perduta a causa dell’impatto umano, in una tendenza che continua a destare forte preoccupazione a livello globale.In questo scenario, la Laguna di Venezia e le valli di Jesolo assumono un valore strategico.
L’Italia, da sempre, ponte naturale tra Eurasia e Africa, trova nell’Alto Adriatico uno dei principali corridoi migratori del Mediterraneo.
Qui, tra acque salmastre, canneti e barene, si sviluppa un mosaico di habitat che accoglie durante tutto l’anno un numero straordinario di specie, senza soluzione di continuità nei cicli migratori.
I limicoli artici, le anatre, gli aironi e numerose altre specie trovano in questi ambienti un punto di sosta, alimentazione e svernamento di rilevanza internazionale, con concentrazioni che nei mesi invernali superano le centinaia di migliaia di individui.
In questo contesto, la mostra si configura come un dispositivo di conoscenza e consapevolezza:un invito a osservare, comprendere e riconoscere il valore di ecosistemi complessi ed indispensabili, attraverso uno sguardo che unisce arte e scienza.
Il curatore scientifico dells mostrs è Fernando Spina, già Dirigente di ricerca presso ISPRA, che ha ideato e coordinato progetti di inanellamento come, ad esempio, il P. Rondine EURING e il P. Piccole Isole, ed è stato presidente dell’EURING (Unione europea per inanellamento, 1995-2005) e ha presieduto il Consiglio Scientifico ed è Consigliere esperto per la connettività e le reti ecologiche.
Info: www.jmuseo.it.
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