Dipinti dei Musei Civici di Pavia tra Ottocento e Novecento a Caserta, Palazzo Reale, fino al 29 marzo 2009

La Donna, il Paesaggio e l’Impressione

  Cultura e società  

L’esperienza artistica italiana della Seconda metà dell’Ottocento è stata oggetto in questi anni di una doverosa rilettura critica che ha portato a recuperarne il significato, facendo emergere situazioni e personalità di grande fascino pur nella specificità delle diverse scuole regionali.

 La mostra ospitata negli scenografici ambienti del Palazzo Reale di Caserta, fino al 29 marzo 2009, s’inserisce in questo contesto, contribuendo a svelare la dimensione pienamente “europea” della nostra produzione artistica: una ricca rassegna degli sviluppi della cultura figurativa italiana tra il XIX e il XX secolo - più di ottanta opere - che diviene ancor più interessante ricordando l’importante produzione ottocentesca maturata all’ombra del Vesuvio e l’originale esperienza della cosiddetta Scuola di Posillipo, con cui idealmente si “impone” un confronto.

La mostra, curata da Susanna Zatti e Giovanna Petrenga con il coordinamento di Ferdinando Creta e promossa dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali - con la partecipazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Caserta e Benevento, Provincia di Caserta ed Ente Provinciale del Turismo di Caserta, Comuni di Caserta e di Pavia, Confindustria e Camera di Commercio di Caserta - proponendo alcuni tra i più significativi dipinti delle collezioni dei Musei Civici di Pavia, consente dunque da un lato di tracciare un percorso della pittura lombarda del tempo - e nello specifico di una scuola dalla forte identità come quella pavese – dall’altro, grazie agli indiscussi capolavori e alla variegata composizione della collezione Morone, ripercorre il clima culturale e la cifra poetica sviluppatasi in Italia in quegli anni, rivelandone l’assoluta qualità e seguendo il trapasso dal paesaggio all’impressione.

I dipinti conservati presso i Musei Civici di Pavia costituiscono un repertorio ampio ed originale dell’arte ottocentesca e di quel percorso alternativo al classicismo e al romanticismo storico e romanzesco che la scuola pavese propose e sviluppò nel variegato panorama italiano pre e post unitario. L’orientamento alternativo si andò enucleando intorno all’Accademia attiva a Pavia dal 1842, a seguito del legato testamentario di Defendente Sacchi, noto poligrafo e conoscitore d’arte, che con la sua donazione diede il primo impulso a quella che fu una feconda fucina di talenti: dai fratelli Trécourt a Federico Faruffini, da Pasquale Massacra a Tranquillo Cremona, fino a Giorgio Kienerk, ultimo direttore della Civica Scuola di Pittura di Pavia dal 1905 al 1934.

Accanto ai pregevoli prodotti della scuola artistica locale, si affiancano le raffinate scelte collezionistiche dei coniugi Morone - confluite nel 2001, grazie a una esemplare donazione, nelle raccolte civiche del Castello Visconteo di Pavia – che consentono una puntuale documentazione della pittura italiana tra Otto e Novecento prediligendo soprattutto i pittori legati alla scuola francese: da Boldini a De Nittis, a Zandomeneghi.

Temi conduttori scelti per la mostra casertana sono il paesaggio e la donna: due soggetti in grado di offrire, come pochi altri, chiavi di lettura e lenti d’ingrandimento attraverso cui indagare le tante novità di quella stagione artistica.

Sul finire dell’Ottocento il paesaggio si trasforma in “teatro di emozioni” e dall’osservazione en plain air – che scalzerà la tradizionale trascrizione mimetica della realtà per cogliere la fuggente impressione di una visione, attenta alle mutevoli suggestioni della luce e del colore – si giunge alla forza evocativa della pittura simbolista, in cui realtà ed immaginazione concorrono all’espressività pittorica dei sentimenti.

Dai paesaggi cittadini di Angelo Inganni e Francesco Trécourt la mostra dunque ci conduce alle prime prove d’impronta macchiaiola di Vincenzo Cabianca, alla sperimentazioni divisioniste di Vittore Grubicy de Dragon, alla pittura - attenta ai passaggi cromatici e alla resa dell’atmosfera - di Serafino Macchiati, il terzo “italiano di Parigi” accanto a De Nittis e Zandomeneghi, fino ai paesaggi di montagna innevati di Oreste Albertini.

Nello stesso lasso di tempo il diversificato repertorio del ritratto femminile ratificherà, nella innovativa trattazione del soggetto, una rivoluzione del tessuto sociale in cui la borghesia e l’ideologia progressista giocano un ruolo dominante. La signora con binocolo di De Nittis e le numerose donne in lettura (nelle opere di Luigi Trécourt o di Leonardo Bazzaro o nel Ritratto di Carla Morone in lettura di Mario Acerbi) mostrano la partecipazione della donna alla vita salottiera e mondana ma anche la sua emancipazione culturale.

In mostra, i volti, i sentimenti, i gesti delle donne si succedono, proponendo un catalogo di figure femminili di grande fascino secondo un percorso creativo che, passando attraverso l´iconografia intimista di Federico Zandomeneghi - capace pur nel contesto della rivoluzione impressionista di mantenere una forte individualità che ripropone con vigore l´ipotesi di un impressionismo italiano dotato di una propria fisionomia - giunge all´alternativa divisionista e poi simbolista di Plinio Nomellini e Giorgio Kienerk.

Ecco allora esposte a Caserta le donne còlte nelle fatiche quotidiane di Angiolo Tommasi e di Dall´Oca Bianca, che in Donna che che cuce mostra ormai matura una nuova esperienza pittorica attraverso la pratica della fotografia; e ancora gli olii e i pastelli - come Donna nuda coricata, La toilette, il Busto di ragazza nuda o la singolare e affascinante Roussotte - in cui Zandomeneghi si sofferma sulla figura femminile con un´intonazione carezzevole ed affettuosa, senza nulla concedere al voyerismo.

Ecco l´impressione temporanea, pallida e tremolante delle pitture scapigliate di Daniele Ranzoni - che traccia volti di giovani donne minute dagli atteggiamenti naturali e colloquiali - affiancate alla bellissima Lucilla di Nomellini, dallo sguardo intenso e fuggente (opera che venne esposta nella sala personale dedicata al pittore nella Biennale di Venezia del 1920) in cui l´artista livornese, avviluppando il corpo e il volto della donna in una vegetazione rigogliosa, sembra volerla cogliere in un momento di metamorfosi con l´elemento naturale, sorta di trasfigurazione dal sapore simbolista; mentre, infine, saranno sempre tre figure femminili enigmatiche quanto affascinanti, nel trittico dedicato all´Enigma umano, arappresentare nell´opera di Kienerk  il Dolore, Il Silenzio e il Piacere.

L´esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Skira con contributi di Ferdinando Creta, Giovanna Petrenga e Susanna Zatti.

Orario: Dalle ore 8.30 alle ore 19.30, ultimo ingresso alle ore 19.00. La mostra resta chiusa il martedì. Biglietti: Il biglietto di ingresso alla mostra comprende la visita agli appartamenti reali del ’700 e ’800 e la visita della mostra “Terraemotus”. Intero: € 4,20 - Ridotto: visitatori di età compresa tra 18 e 24 anni € 2,10 - Gratuito: (visitatori sotto i 18 anni e sopra i 65 anni). I possessori ARTECARD hanno diritto ad uno sconto.

Biglietteria: Arethusa s.r.l. tel. 0823/44.80.84, fax 0823/22.08.47- caserta@arethusa.net - www.arethusa.net.

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