FOCUS ON LINE - RIVISTA N° 14, 25 novembre 2008

Cultura e societĂ , Mostre

Netsuke al museo Poldi Pezzoli
Netsuke: sculture in palmo di mano

La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali fino al 15 marzo 2009. Sono piccoli, sono sculture in miniatura, sono opere d’arte. Sono i netsuke. Con oltre 400 oggetti, esposti nella mostra Netsuke: sculture in palmo di mano, il Museo Poldi Pezzoli, racconta storie, leggende e tradizioni della cultura giapponese.

Una prestigiosa esposizione che presenta al pubblico per la prima volta i netsuke provenienti dalla collezione di Giacinto Ubaldo Lanfranchi (1889-1971), giunta al Museo per legato testamentario nel 2005. Appartenuto a un’importante famiglia di industriali di Palazzolo sull’Oglio (Bs), che ha fondato un bottonificio successivamente riconvertito nella produzione di cerniere lampo, Lanfranchi si è distinto per il suo impegno sociale, professionale e sportivo oltre che per i molteplici interessi culturali. Accanto alle piccole sculture, raccolte dall’inizio degli anni Cinquanta, l’industriale lombardo, scomparso a soli 49 anni, ha dedicato un intenso impegno verso gli studi storici e la bibliofilia e ha coltivato una passione collezionistica per i dipinti e le arti decorative.

La mostra accresce il prestigio e la sua dimensione internazionale grazie alla presenza di circa settanta pezzi di eccezionale qualità provenienti da collezioni private italiane e dal Linden-Museum di Stoccarda. La nuova donazione al Museo Poldi Pezzoli arricchisce le molteplici raccolte che appartengono alla casa museo milanese, nel segno di una continuità del gusto e degli interessi manifestati dal suo fondatore. Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879) infatti, acquistò numerose opere d’arte (in particolare porcellane e armi) realizzate in Estremo Oriente, secondo la moda dell’Orientalismo, molto in voga in Europa anche nella seconda metà del XIX secolo.

Il netsuke, oggi considerato una piccola opera d’arte, quasi sempre unica e per certi versi irripetibile, in origine era concepito per far fronte a esigenze di ordine pratico. Poiché il kimono giapponese era privo di tasche, gli uomini alla moda lo utilizzavano come “aggancio” per fermare alcuni tipi di contenitori trattenuti alla fascia del kimono (obi) grazie ad un laccio stretto da un anello. Potevano così portare con sé oggetti personali come sigilli, medicine, profumi, spezie, tabacco e monete. Una sorta di “bottone”, quindi, un accessorio dallo stile raffinato e dall’elevata qualità artistica. Il netsuke, generalmente realizzato in legno o in avorio, si è diffuso in Giappone nel XVII secolo durante l’epoca Edo (1615- 1868). Nella seconda metà dell’Ottocento, con l’arrivo degli occidentali, i giapponesi rinunciarono a molti dei loro costumi tradizionali per adottare quelli stranieri. I netsuke quindi persero la loro funzione originaria, per diventare oggetto di attenzione di collezionisti europei e statunitensi i quali hanno dato vita a importantissime raccolte. Al centro della mostra un vero e proprio mondo in miniatura, composto da autentici capolavori scolpiti, che offre un osservatorio speciale per intravedere e conoscere la millenaria cultura giapponese. Il percorso espositivo si articola in base a due grandi filoni tematici – e le loro innumerevoli sottocategorie - a cui sono riconducibili i temi raffigurati nei netsuke: la Figura Umana e la Natura. Le piccole sculture, infatti, si susseguono in una sorprendente varietà di soggetti che rappresentano creature fantastiche, esseri sovrumani, divinità dagli straordinari poteri magici, ma anche personaggi ispirati alla mitologia, alla storia, ai racconti popolari, alla letteratura, al teatro, alla vita quotidiana a cui si uniscono animali viventi e fantastici, animali dello zodiaco, fiori, piante, frutti o ortaggi (e molto altro!). Straordinaria, nella nuova collezione del Poldi Pezzoli, la presenza di un pezzo rarissimo, se non unico. Si tratta probabilmente del più antico katabori netsuke (netsuke intagliato a tutto tondo) conosciuto al mondo.

Databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, l´opera raffigura una Pietà. Testimonianza preziosissima della diffusione in Giappone del Cristianesimo dalla metà del Cinquecento, poi bandito ufficialmente dal governo nipponico verso la metà del Seicento.

Notevole è anche la presenza di sei splendidi netsuke realizzati da artisti appartenenti alla “Scuola di Asakusa” cosiddetta dal nome di un quartiere di Tokyo. Tra questi capolavori, intagliati in avorio oppure in corno di cervo, e caratterizzati da una grandissima potenza espressiva, almeno tre sono firmati dal più grande esponente di questo gruppo, il notissimo Kokusai, autore di meravigliosi netsuke, oggi desiderati da tutti i collezionisti e i musei del mondo.

Nell’ambito dei temi legati alla Figura Umana ben rappresentato nella raccolta è il tema dello straniero. Portoghesi, olandesi, cinesi, abitanti delle isole dell’Oceano Pacifico erano per i giapponesi del tempo creature esotiche che solo pochi potevano aver visto dal vero. Gli intagliatori li raffigurarono allora con grandi nasi, occhi strabuzzati, capelli lunghi e ricci, pelle scura e gambe pelose oppure con abbigliamenti stravaganti. Nell’affollato mondo dei netsuke dedicati alla Natura, uno dei temi che ha dato vita a pezzi spettacolari è quello della flora: le singole specie di vegetali rimandavano a significati simbolici, spesso riguardanti delle stagioni e il fluire dei ritmi naturali nell’arco dei dodici mesi.

La mostra è curata da Francesco Morena, studioso di arte dell’Estremo Oriente, e coordinata da Andrea Di Lorenzo, conservatore del Museo Poldi Pezzoli. Il comitato scientifico è costituito da alcuni dei principali esperti del settore sia in Italia che all’estero.

Catalogo scientifico: Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it)

Ulteriori informazioni: www.museopoldipezzoli.it