Al Teatro Studio Melato Giovanni Testori “Per sempre”

01/12/2025

Alessandro Bandini si accosta alla parola e all’opera di Giovanni Testori, portando in scena, al Teatro Studio Melato dal 2 al 7 dicembre, una drammaturgia originale costruita a partire dal corpus inedito della corrispondenza in lingua francese che lo scrittore di Novate Milanese intrattenne con Alain Toubas, al quale fu sentimentalmente legato per oltre trent’anni.

Lo spettacolo è una produzione LAC Lugano Arte e Cultura, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

Le recite del 5 e 6 dicembre sono sovratitolate in inglese e in italiano

I sovratitoli sono a cura di Prescott Studio

Il giovane Alessandro Bandini - allievo di Luca Ronconi e Carmelo Rifici alla Scuola di Teatro del Piccolo e tra i partecipanti alla BAT_Bottega Amletica Testoriana ideata da Antonio Latella - dà voce e corpo alla struggente e misteriosa storia d’amore tra lo scrittore, drammaturgo, regista e pittore italiano Giovanni Testori e il mercante d’arte e gallerista francese Alain Toubas.

Per sempre è uno spettacolo sul bisogno di sentirsi amati incondizionatamente e sul dolore, è una richiesta viscerale di poter amare, un grido per non essere dimenticato. La fitta corrispondenza tra Testori e l’amato Toubas, composta da lettere scritte in francese - a oggi mai tradotte, né trascritte o pubblicate -, da disegni e cartoline, mette in luce un amore straripante e a tratti ricattatorio, un’umanità disarmante e inedita, un lato dello scrittore di Novate Milanese sconosciuto ai più e che offre la possibilità di rileggere parte della sua opera con uno sguardo nuovo, originale e contemporaneo. Il fulcro di questo lavoro è il confronto totalizzante, corpo a corpo, con la parola testoriana, una parola che, incarnandosi profondamente in chi la pronuncia, si trasforma nella lotta interminabile di un essere umano con le proprie paure.

Una conversazione con Alessandro Bandini

(dal programma di sala dello spettacolo)

Alessandro Bandini, come nasce questo progetto?

L’idea dello spettacolo nasce a seguito dell’esperienza della BAT, la Bottega Amletica Testoriana, laboratorio in cui, insieme a sette colleghe e colleghi, guidati da Antonio Latella, abbiamo lavorato sui tre Amleti dello scrittore lombardo. Quel progetto mi ha permesso di entrare in contatto con la figura di Testori artista, intellettuale, critico d’arte, romanziere e pittore. In realtà il mio primo incontro con questo autore era stato a quattordici anni, durante una lezione della scuola di recitazione che ho frequentato a Genova [in seguito Alessandro Bandini si è diplomato alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo, sotto la guida di Carmelo Rifici, ndr] ma a quell’età non avevo compreso la potenza della sua scrittura. In quella circostanza, ci eravamo concentrati su alcune scene dell’Arialda e io avevo il ruolo di Lino, il giovane amante di Eros, fratello della protagonista. Nella terza fase della Bottega Amletica Testoriana, Antonio Latella ci impegnò in un’esercitazione, “il mio Testori”, in cui ciascuno di noi doveva proporre una propria originale creazione della durata di circa cinquanta minuti. Pensando a come organizzare la mia proposta, mi ricordai che, all’avvio del laboratorio, eravamo andati in visita a Casa Testori [la casa natale dell’autore, oggi sede dell’Associazione Culturale a lui dedicata e centro culturale polifunzionale riconosciuto dal MiC, ndr] e qui Giuseppe Frangi - che non smetterò mai di ringraziare - il nipote dello scrittore, nonché direttore e presidente dell’Associazione, ci aveva mostrato, su uno scaffale, il carteggio inedito tra lo zio e Alain Toubas, materiale che era stato affidato all’Associazione nel 2021, alla morte dello stesso Toubas. Ci disse che si trattava di più di duemila lettere, scritte in francese e spesso di difficile lettura, perché la scrittura di Testori è come un dipinto, una pittura su carta. Per l’esercitazione con Antonio Latella, tornai da Giuseppe Frangi e gli domandai il permesso di utilizzare quel materiale. La prima lettera si apre così: «Cher Alain, je suis désespéré»: quella devozione totale verso una persona conosciuta appena tre settimane prima a Parigi mi ha fatto percepire una ferita comune, una vicinanza, una prossimità a un modo di amare assoluto e vertiginoso. Conclusa l’esperienza della Bottega Amletica Testoriana, ho deciso di proseguire nello studio, avventurandomi nella lettura delle oltre mille e trecento lettere firmate da Giovanni Testori, le ho trascritte e mi sono accorto che, in molti casi, erano autentici frammenti di poesia e letteratura. È l’osmosi tra parola privata che si fa letteratura e verso poetico che assume un tratto intimo ad avermi incuriosito e spinto ad approfondire quel patrimonio.

Quale immagine di Giovanni Testori emerge dal tuo lavoro?

Un Testori bambino, creativo, fantasioso e giocoso, perché quando si è bambini si segue il proprio istinto. Eppure, in questo suo carteggio, che risale agli anni 1959-1962, già possiamo cogliere in nuce temi e immagini che esploderanno negli anni a venire: quando Testori scrive o risponde ad Alain, parla di lettere che sono “carne viva”; la sua è una parola “che si fa carne” e così continuerà a essere nell’arco di tutta la sua produzione letteraria. Il fatto che la pagina scritta diventi presenza, corpo dell’amato, con cui combattere e in cui perdersi, mi ha permesso di incarnare una parola da restituire al pubblico.

Come hai lavorato alla costruzione del copione e che cosa si vedrà in scena?

Intanto devo ringraziare il mio dramaturg, Ugo Fiore, che ha lavorato sulle lettere di Alain Toubas. Ho deciso di mettere in scena la sola voce di Testori, ma lo studio si è svolto sul carteggio completo, scegliendo di agire su un’assenza che è presenza ancora più pregnante e lasciando al pubblico il compito di immaginare le risposte di Alain.

Sono lettere cariche di sensualità. Come ti sei rapportato all’intimità di Giovanni Testori?

Ho evitato qualunque forma di voyeurismo e di violazione del privato dell’autore perché credo che la sensualità possa essere restituita attraverso il lavoro sull’interpretazione. Nella prima residenza di lavoro sul testo, a La Corte Ospitale di Rubiera, mi sono confrontato con Alessandro Sciarroni e Ugo Fiore e abbiamo concluso che una parte consistente del materiale esaminato dovesse essere lasciata da parte perché non necessaria al racconto di questa storia d’amore. Tutto quello che ho deciso di restituire al pubblico ha per me una finalità letteraria, che ritengo non violi l’aspetto più “nudo” di Testori. In una lettera, lo scrittore dice ad Alain «Avete ridato fiducia al mio corpo di vecchia carretta! Sono fiorito come i prati, anzi penso di avere sul mio corpo ancora qualche fiore».

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6 - M2 Lanza), dal 2 al 7 dicembre 2025

Per sempre testi tratti da lettere e cartoline inedite di Giovanni Testori ad Alain Toubas,

I Trionfi di Giovanni Testori, dediche private di Giovanni Testori ad Alain Toubas

ideazione, drammaturgia e creazione Alessandro Bandini con Alessandro Bandini

produzione LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

in collaborazione con Casa Testori,

Orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16.

Durata: un’ora e 5 minuti senza intervallo

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

Informazioni e prenotazioni 02.21126116 - www.piccoloteatro.org