Scappo a casa, diretto da Enrico Lando

22/03/2019

Vedere un film con solo Aldo, senza Giovanni e Giacomo, fa un effetto strano, come leggere un fumetto Disney con protagonista solo Qui senza Quo e Qua. Ma siccome gli attori sono persone in carne ed ossa, con proprie personalità e aspirazioni, e non personaggi dei fumetti, non c’è da stupirsi troppo se questa volta Aldo Baglio ha voluto separarsi dai partner storici e prendere la scena tutta per sé.

Separazione che comunque ci auguriamo resti momentanea, perché a nostro parere la vena comica di Aldo viene esaltata nelle sceneggiature in cui il trio comico è al completo. Quando Aldo, Giovanni e Giacomo sono insieme basta da sola la contrapposizione della faciloneria del terrone Aldo con il puntiglio dei precisini milanesi Giovanni e Giacomo per dar vita a scenette divertenti, anche a prescindere dalla comicità della sceneggiatura e dei dialoghi. In questo Scappo a casa invece Aldo deve reggere la scena da solo e qualche gag sa di già visto.

La storia ha per protagonista Michele (Aldo), meridionale trapiantato al nord, con una doppia vita: in orario di lavoro è ottimo meccanico (“King of motors”) in una concessionaria di auto di lusso, mentre nel tempo libero si trasforma in un viveur per cui quel che conta è apparire: far colpo sulle belle donne (magari solo per accumulare punti su un’applicazione di incontri), guidare macchine di lusso (non perché ne sia proprietario ma perché le “prende in prestito” sul posto di lavoro) e curare maniacalmente il proprio aspetto esteriore e la propria energia psicofisica (anche con l’aiuto di un parrucchino e di qualche farmaco stimolatore).

È quindi un assiduo frequentatore dei social network, che gli permettono di diffondere l’immagine desiderata ma irreale di sé. La sua vita superficiale lo rende solo, concentrato su se stesso e intollerante verso qualsiasi forma di diversità: è il classico italiano medio schiavo degli status symbol, che disprezza tutto ciò che non appartiene al suo (seppur falsificato) mondo. Ovviamente, in linea con i tempi che viviamo, Michele è estremamente insofferente verso immigrati e chiunque abbia la pelle scura (a meno che non siano bianchi fanatici della lampada abbronzante, come lui).

Per Michele, se non sei un italianissimo maschio alfa, con capelli foltissimi e fisico palestrato, se non frequenti donne bellissime e non hai un Rolex (anche finto) e una macchina di lusso, sei disprezzabile e da allontanare come la peste. Purtroppo per lui il destino lo caccia in una tipica situazione da contrappasso dantesco: un giorno che Michele si trova a Budapest (“capitale della gnocca”), dove è andato pronto a rimorchiare su un bolide fiammante, subisce il furto dell’auto con dentro documenti, soldi e telefonino. Rimasto privo di tutto e incapace di farsi capire dalla polizia locale, viene scambiato per un migrante clandestino e finisce in un centro di detenzione in mezzo proprio a quel tipo di esseri umani che in Italia non voleva neanche vedere.

Come c’è da aspettarsi un po’ alla volta Michele scopre che anche tra quei “diversi” ci sono persone con cui si può star bene, a partire dalla bella Babelle (Fatou N’Diaye) che risveglia i suoi ardori di latin lover. Sono piuttosto i bianchi della storia a fare una pessima figura, tra i poliziotti ungheresi sfaticati e violenti, i contadini serbi razzisti e una paciosa e simpatica ufficiale di polizia slovena (Angela Finocchiaro), che cattura i clandestini solo per poi farli finire a lavorare come braccianti sfruttati nella fattoria del marito e del figlio.

Insomma, tutta la seconda parte del film, dopo il furto dell’auto, è un seguito di incidenti tragicomici, incontri bizzarri, avventure impreviste e fughe rocambolesche destinate a stravolgere per sempre la vita di Michele, di cui neanche il finale ci dice chiaramente se e quando riuscirà a rientrare nella sua agognata Italia, ma comunque sicuramente vaccinato dalla sua insofferenza razziale.

Il film, diretto da Enrico Lando, è interpretato da Aldo Baglio, Jacky Ido, Fatou N’diaye e Angela Finocchiaro.

È in sala dal 21 marzo.

Ugo Dell’Arciprete