Alessandria propone anche un itinerario artistico per scoprire la città

Alessandria, Palazzo del Monferrato: la mostra Alessandria scolpita

  Cultura e società  

Ad Alessandria, nel Palazzo del Monferrato, in via San Lorenzo 21, è in corso fino al 4 maggio 2019 la mostra Alessandria scolpita. Sentimenti e passioni fra gotico e rinascimento, 1450-1535, curata da Fulvio Cervini, che propone 46 opere tra statue lignee policrome, tavole dipinte ed oggetti di oreficeria. La mostra Alessandria scolpita, infatti, raduna a Palazzo Monferrato un numero importante di capolavori di ricchezza e originalità, raggiunti dalla cultura artistica del territorio tra Quattro e Cinquecento.

La mostra di Palazzo Monferrato è decollata nel migliore dei modi. - dice Roberto Livraghi, coordinatore del progetto culturale - Siamo soddisfatti sia della risposta del pubblico, sia delle prime recensioni che abbiamo letto sui giornali nazionali e sulle riviste specializzate. Desidero ringraziare, in modo particolare, gli amici della delegazione alessandrina del FAI, di Costruire Insieme e della nuova associazione diocesana Viviamo l’arte che ci danno un aiuto fondamentale per il successo della mostra e del percorso esterno. Abbiamo ancora molte cose da realizzare insieme e sono certo che ce la faremo.

Il fil rouge della rassegna, inserita nella celebrazione degli 850 anni di Alessandria, prosegue grazie ad un itinerario che porta a scoprire in città altre opere quattro-cinquecentesche

Tra Quattro e Cinquecento, infatti, Alessandria è stata una città epicentro territoriale e di cerniera fra realtà artistiche diverse: Milano e Pavia, Genova e Savona, Torino e Asti, Il tema è quello del rinnovamento figurativo di quell’epoca manifestatosi soprattutto nella scultura policroma.

Il percorso si snoda attraverso sette sedi cittadine che custodiscono abitualmente opere d’arte di straordinaria fattura. Il percorso proposto può essere a libero arbitrio, fruibile poco alla volta (basta guardare gli orari di apertura abituale delle singole sedi indicate) oppure in unica soluzione, per regalarsi una completa immagine complementare a quanto si è appena visto in mostra. Sono previste anche visite (da prenotare), guidate da esperti volontari. il primo sabato di ogni mese (5 gennaio, 2 febbraio, 2 marzo, 6 aprile, 4 maggio 2019), con inizio alle 16.00 e partenza dalla chiesa di Santa Maria di Castello.

Il progetto Alessandria Scolpita e Dipinta propone opere coeve alla mostra e in dialogo con i capolavori esposti a Palazzo Monferrato, ma ogni visita ai luoghi segnalati offre l’opportunità di compiere molte altre scoperte per aprire una città tutta da scoprire anche turisticamente.

1 - Cattedrale di San Pietro, Piazza Giovanni XXIII - L’armoniosa facciata neoclassica è sormontata dalle statue degli evangelisti e dominata dal campanile (1922), tra i più alti d’Italia. Fu consacrata nel 1810, integrandola nell’antica chiesa di San Marco in luogo del duomo medievale demolito in epoca napoleonica per far posto alla Piazza d’Armi. La cattedrale, dopo il restauro di Edoardo Arborio Mella (1874) su un precedente progetto di Cristoforo Valizone, presenta un interno elegante, a croce latina e a tre navate con una scenografica cupola ottagonale. - Crocifisso. Nella prima cappella a destra è collocato un Crocifisso in legno scolpito, intagliato e policromo. Appare rivestito, dalla vita ai piedi, da una lamina in rame, resasi necessaria nel ‘700 per proteggerlo dall’incontrollata devozione dei fedeli che ne asportavano piccole scaglie come reliquia personale. Opera di area lombardo-piemontese, ma segnata da influssi toscani, è databile nel pieno ‘400, per l’impianto del corpo e l’accentuato espressionismo dei tratti del volto. - Madonna della Salve. La Madonna ai piedi della Croce sorretta da San Giovanni Evangelista detta Madonna della Salve, nella cappella a destra del transetto, è una scultura in legno dipinto, databile ante 1489, quando, a seguito dei prodigi che la statua manifesta, ha inizio la venerazione di cui ancora oggi gode: è infatti attribuita al pavese Baldino da Surso. Danneggiata dall’incendio del 1876, fu restaurata da Antonio Brilla con gusto ottocentesco, senza alterare il sinuoso impianto originario. - Sepolcro del vescovo Marco de’ Capitaneis. Nel corridoio di accesso alla sacrestia è murato il coperchio, scolpito ad alto rilievo e finemente lavorato in marmo di Candoglia, del sepolcro di Marco de’ Capitaneis, vescovo di Alessandria (1458-1478). Il presule, di cui si colgono ancora i marcati tratti somatici, è raffigurato secondo i canoni della scultura funeraria coeva. È stato attribuito ad Antonio Solari, scultore sforzesco attivo nel cantiere del Duomo di Milano nella seconda metà del ‘400.

2 - Chiesa di Santa Maria di Castello, Piazza Santa Maria di Castello - L’austera facciata della chiesa più antica e rappresentativa della città - resti di due fasi precedenti, una preromanica (VIII-IX secolo) e una romanica dell’XI secolo furono trovati negli scavi del 1971 - assume l’attuale aspetto “neogotico” nella prima metà del ‘900 a firma di Venanzio Guerci, mentre il bel portale rinascimentale proviene dal fianco su piazza. L’interno, a tre navate con cappelle separate da pilastri a forma di croce, risale a un cantiere iniziato nel 1476 dai canonici Lateranensi. Il campanile venne sopralzato nel 1887 per collocarvi un grande orologio. - Beata Vergine della Salve. In un’alta nicchia sul lato sinistro del transetto, spicca l’altorilievo della Beata Vergine della Salve, protettrice della diocesi di Alessandria. In pietra, con vistose tracce di policromia, è attribuita a uno scultore lombardo di incerta identificazione degli ultimi scorci del ‘400. Considerata dagli studiosi la versione ad altorilievo più antica della venerata Madonna, si distingue per l’attonita immobilità delle figure. - Deposizione nel Sepolcro. Il gruppo scultoreo in terracotta policroma risale al terzo decennio del XVI secolo. Di cultura figurativa milanese, memore del Gaudenzio del Sacro Monte di Varallo, offre personaggi straordinariamente delineati: Giuseppe d’Arimatea con turbante e calzari a sorreggere la testa del Cristo; Nicodemo, con una connotazione più rustica e con le tenaglie usate per togliere i chiodi della croce del Cristo; il fulcro della scena è costituito dalle mani di Gesù e delle donne piangenti. - Crocifisso. All'arco trionfale del presbiterio troviamo sospeso il Crocifisso in legno scolpito e dipinto (1460-1480), attribuito alla bottega dello scultore pavese Baldino da Surso, ma in realtà sensibilmente diverso dai suoi esemplari più consueti. È una figura ricca di tensione e contenuta tragicità per le braccia scarnificate perfettamente orizzontali, il capo reclinato, la veste rigida e simmetrica, la precisa e plastica rappresentazione anatomica su cui si riflette dura la luce. - Madonna del parto. Sulla lesena che separa la prima dalla seconda cappella di sinistra è collocato l’affresco cinquecentesco della Madonna del parto, residua traccia di un programma decorativo voluto dai canonici Lateranensi, detti anche Rocchettini.

3 - Chiesa di Santa Maria del Carmine, Via dei Guasco - La facciata della bella chiesa a sala (con tre navate di eguale altezza), costruita in forme gotiche nella seconda metà ‘400 dai Carmelitani, arricchita di cappelle e sagrestia, è oggi il risultato di un radicale rimaneggiamento degli anni ’20 del ‘900, volto a reinventare, ma soprattutto all’esterno, un presunto aspetto originale alterato nei secoli successivi. All’interno, fedele alla spazialità originaria, i pilastri e i costoloni in mattoni a vista disegnano un armonioso spazio privo di decorazioni e intonacato in bianco. - Pala di Santa Lucia. Notevole trittico su tavola che presenta le Sante Lucia con un donatore, Chiara e Barbara. Si tratta di un’opera importante e firmata del pittore Agostino Bombelli, originario di Valenza ma attivo soprattutto a Genova, noto dal 1510 al 1545. Nel XVII secolo venne ridipinto e trasformato in una pala unica con l’aggiunta di una tela raffigurante i Santi Carlo Borromeo e Biagio in adorazione del Crocifisso. Un recente restauro ha permesso di riscoprire la bellezza delle tavole più antiche, databili intorno al 1520. - Crocifisso. Il Crocifisso ligneo policromo, visibile entrando all’inizio della navata destra, ha un'anatomia finemente naturalistica, un equilibrio delle proporzioni, un trattamento morbido della capigliatura e della barba: tutte caratteristiche di una nutrita famiglia di crocifissi variamente distribuiti in territorio alessandrino nei primi decenni del XVI secolo. Colloca l’opera nel terzo decennio la ricerca di un realismo plastico nel restituire il Corpus Christi, anche se un po’ appannato dallo spessore del gesso e dalle ridipinture non solo nel panneggio.

4 - Chiesa di Santo Stefano, Piazza Santo Stefano - Costruita dai Serviti tra il 1742 e il 1773, in uno stile tardo barocco che apre al neoclassico, ha una struttura che ricorda le opere dell’architetto casalese Ottavio Magnocavallo. La massiccia facciata in mattoni a vista è scandita da un ordine gigante formato da quattro colonne e da due lesene laterali. Il coronamento, incompleto, è costituito da un imponente cornicione. Il portale è sovrastato da un timpano tondo, mentre il maestoso e solenne interno è ad aula con quattro profonde cappelle laterali, il presbiterio è retto da colonne con capitelli corinzi e l’abside è poligonale. - Madonna del parto - Popolarmente noto come Beata Vergine di San Baudolino, è un affresco inserito in una nicchia a destra dell’ingresso. Collocabile nella prima metà del ‘400, proviene forse dall’antica chiesa di San Baudolino, oppure da un complesso monastico nel quartiere di Borgoglio, abbattuto per fare posto all’erigenda Cittadella. L’iconografia è semplice e popolare: la Madonna è assisa su un trono ligneo e sembra proteggere con i palmi delle mani aperte il Bambino Gesù che le sta seduto in grembo. - Crocifisso. In legno policromo, il Crocifisso quasi certamente proviene dall’antico Convento dei Serviti di Borgoglio. È situato a sinistra dell’entrata in prossimità dell’altare. Nonostante le vistose e successive stuccature e ridipinture si può datare verso il 1460-70 e riferire all’ambito di Baldino da Surso. La composizione, la struttura anatomica, la lunghezza delle braccia e delle dita delle mani e dei piedi rimandano a una cultura figurativa di ambito piemontese. Notevole appare l’espressività realistica del volto dolorante.

5 - Palazzo Cuttica e sale espositive, Via Parma 1 - L’edificio ospita il Conservatorio e, dal 2003, le Sale espositive del Comune di Alessandria nell’appartamento di rappresentanza che conserva ancora parte degli arredi e delle finiture originali. Le sale ospitano opere di vari periodi, tra cui reperti di archeologia romana e i celebri corali di San Pio V. Edificato nella prima parte del ‘700 in linee sobrie ed eleganti che anticipano il neoclassicismo, il palazzo presenta su via Parma due ingressi, entrambi arricchiti da due telamoni a tutto tondo. - Incoronazione della Vergine. Il polittico di Gandolfino da Roreto, proveniente da Bassignana, è una grande tempera mista su tavola databile verso la fine del ‘400, in cui il pittore astigiano mette sapientemente a frutto la sua conoscenza della pittura lombarda di ambito bramantesco, ma anche della pittura cremonese. Colpiscono l’elemento architettonico della cornice con al centro la Madonna circondata da santi (in primo piano santa Caterina d’Alessandria riconoscibile dalla ruota) che si libra in un paesaggio di nitida bellezza e nella parte alta l’Annunciazione e la Crocifissione. - Annunciazione. Il trittico del Maestro di San Guido di Acqui è una tempera su tavola realizzata nel 1497, come riportato nell’epigrafe al centro della predella. Proviene dalla cappella di San Giovanni alle Cornaglie in frazione San Michele di Alessandria. Recenti studi identificano il Maestro con il castellazzese Galeotto Nebbia. Improntati a un certo austero arcaismo ai lati dell’Annunciazione, due santi; nella lunetta una Crocefissione incorniciata con due cornucopie a rilievo.

6 - Sale d’Arte, Via Machiavelli, 11 - Le Sale d’Arte sono state ricavate nel 2006 nei locali ristrutturati già sede del Museo, della Pinacoteca Civica e della Biblioteca. Vi sono ospitati gli straordinari affreschi tardomedioevali ispirati alle storie del Ciclo di re Artù, provenienti dalla cascina Torre di Frugarolo (fine ‘300), i dipinti di Giovanni Migliara e opere dell’Ottocento e del Novecento. - Angelo annunciante. In una saletta attigua al ciclo arturiano troviamo l’Angelo annunciante di Francesco Filiberti, scultore alessandrino, proveniente dalla chiesa di San Marco su cui fu costruita la nuova cattedrale. La terracotta, databile fra gli anni ’70 e ‘80 del ‘400, rappresenta l’arcangelo Gabriele ad alto rilievo, rivolto verso destra e benedicente, con un giglio nella mano sinistra. Due elementi architettonici in stile tardogotico fiorito incorniciano la figura inginocchiata dell’angelo.

7- Palazzo Ghilini, Piazza della Libertà - È il più importante palazzo del ‘700 ad Alessandria, primo grande progetto dell’architetto Benedetto Alfieri (1700-1767). Segno tangibile della potenza economica dei Ghilini, gareggia coi palazzi barocchi torinesi per qualità e ricchezza plastica di soluzioni architettoniche. Di grande interesse la facciata, di pietra e mattoni a vista, l’atrio ottagonale seguito da un secondo più vasto con capitelli pensili che apre alle due corti interne e il doppio scalone a tenaglia. È sede della Prefettura e del Consiglio Provinciale. - Polittico con Madonna e Santi. La terracotta di Francesco Filiberti illustra episodi del Nuovo Testamento: nell’ordine superiore al centro Gesù che risorge e l’Annunciazione, nell’ordine inferiore la Madonna con quattro angeli e ai lati due santi. È murato sulla parete di fondo della Sala del Consiglio Provinciale dal 1964, proveniente da una chiesa di Rocchetta Tanaro. Formatosi forse nel vivace ambiente internazione della Milano di medio Quattrocento, Filiberti vi esprime pienamente le sue doti di abile modellatore tardo gotico. - Madonna col Bambino e Santi. La storia del polittico Madonna col Bambino e Santi di Franceschino Boxilio è assai travagliata: fu alienato alla fine dell’800, passato nel mercato antiquario e acquistato dalla Provincia quasi un secolo dopo. Il polittico raffigura la Madonna del latte e, negli scomparti laterali, San Bartolomeo (protettore della Confraternita di Pozzolo Formigaro che ne era proprietaria) e San Sebastiano, che, contrariamente all’iconografia consolidata, appare vestito e con le frecce in pugno. Nella predella, si possono ammirare storie di San Bartolomeo. Franceschino, membro di una nota famiglia di pittori attivi nel Tortonese, firma e data l’opera nel 1507.

Info e prenotazioni visite guidate: tel. 0131234266 - daniela.sguaizer@asmcostruireinsieme.it - www.palazzomonferrato.it.

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