La mostra, a cura di Cristina Ricupero, può essere visitata fino al 7 settembre 2014

Milano, Padiglione d’Arte Contemporanea: Il delitto quasi perfetto

  Cultura e società  

L’estate 2014 trasforma le sale del PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano in una scena del crimine “quasi” perfetta, con una mostra, promossa dal Comune di Milano - Cultura e prodotta a Milano dal PAC e da CIVITA, curata da Cristina Ricupero. La mostra arriva in una versione nuova dopo la prima tappa svoltasi al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam, arricchita di nuove opere di artisti italiani.

Con questa mostra il PAC entra a pieno titolo nel circuito delle sedi espositive internazionali d’arte contemporanea: un progetto collettivo nato a Rotterdam, che esprime il meglio della creatività contemporanea, approda ora a Milano arricchito del contributo di importanti artisti italiani - ha dichiarato Filippo Del Corno, 'assessore alla Cultura - E’ questa la prima esposizione del nuovo corso che vede il PAC guidato dalla cura autorevole di un comitato scientifico, nominato apposta per riconoscere e rilanciare quanto di più significativo accade nella creatività artistica di tutto il mondo.

La mostra mette a confronto oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che, rompendo gli schemi, creano un legame tra l’arte e l’estetica del crimine: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslý Çavuþoðlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Onkar Kular, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Fabio Severo, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.

La mostra propone una selezione di opere spesso provocatorie con l’incursione in diversi linguaggi artistici. Progetti realizzati negli ultimi decenni e lavori più recenti, accanto ad un insieme di oggetti sorprendenti, sono immersi in modo inusuale nell’allestimento, studiato per guidare il visitatore attraverso un percorso tematico che procede per capitoli. Alcune delle opere in mostra riflettono la curiosità ossessiva e la attitudine all’interpretazione tipica del detective, altre la narcisistica identificazione con il colpevole, altre ancora il feticistico piacere dello spettatore. Alcuni progetti affrontano i temi dell’autenticità e della frode, considerati tipicamente “crimini dell’arte”; altri giocano con il ruolo dell’artista come soggetto sovversivo ai margini della società o mettono in discussione il ruolo della legge e i concetti di ordine e trasgressione. Alcuni artisti scelgono di rappresentare il crimine come qualcosa di macabro e sublime, un’operazione simile a quella compiuta negli anni dal cinema, mentre altri fanno riferimento a fatti realmente accaduti, crimini sociali o politici. Altri ancora provano a mettere in relazione una selezione di queste principali tendenze.

Ogni spazio del PAC è contagiato: l’artista Gabriel Lester in collaborazione con Jonas Lund firma un intervento virale sul sito web del PAC; l’artista austriaca Eva Grubinger issa, invece, una bandiera e posiziona una targa d’ottone sulla facciata esterna del Padiglione, trasformandolo nell’ambasciata di Eitopomar, un utopico regno governato dal malvagio signore del Male Dr. Mabuse. All'ingresso, un murales dipinto dall’artista francese Jean-Luc Blanc richiama la copertina di una rivista pulp firmata con il titolo della mostra. Oltre ad alcuni lavori già presenti al Witte de With, la mostra al PAC si arricchisce di nuove opere di artisti italiani. È il caso di Maurizio Cattelan, che ha realizzato un bouquet di fazzoletti di stoffa per asciugare idealmente le lacrime versate per le vittime dell’attentato che il 27 luglio 1993 distrusse il PAC provocando la morte di quattro persone. Un’installazione di grande formato dell’artista Luca Vitone ricorda, come un epitaffio, i 959 membri della loggia P2 in un ironico quanto amaro riferimento ad un capitolo confuso della storia della nostra democrazia. Mario Milizia riproduce invece minuziosamente i dettagli delle immagini di cronaca giudiziaria riferite a ritrovamenti e vendite illegali di reperti archeologici, mentre il progetto Corpi di Reato, realizzato da Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo, compone un'archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell'Italia contemporanea. Una citazione dall’opera di Karl Holmqvist, Why is desire always linked to crime? (Perché il desiderio è sempre correlato al crimine?), resta impresso nella mente del visitatore durante il percorso, mentre l’italiana Monica Bonvicini investiga le relazioni tra spazio, potere e genere, presentando una macchina della tortura e del desiderio, costituita da sei imbragature di lattice nero sospese con catene ad un anello d’acciaio che ruota lentamente. Aslý Çavuþoðlu imita il genere del crimine televisivo (esemplificato nella serie Crime Scene Investigation) nel suo Murder in Three Acts ( Omicidio in tre atti ), restituendo la mostra come scena del crimine e le opere come armi, mentre Fabian Marti lascia impronte delle sue mani nello spazio espositivo. Ancora Gabriel Lester crea un loop cinematografico di scene del crimine, proiettando il tutto con un gioco di ombre sul muro circostante e sul visitatore. Il cinema ritorna anche negli inquietanti dipinti di Dan Attoe, Richard Hawkins e Dawn Mellor, e nei film di Brice Dellsperger e Aïda Ruilova. L’artista francese Lili Reynaud-Dewar elabora invece un’installazione che fa riferimento alla vita e al lavoro di Jean Genet come scrittore, attivista e ladro, mentre l’artista spagnola Dora Garcia invita il pubblico a rubare un libro. L’americano Jim Shaw ironicamente ritrae uomini d’affari come zombie, attraverso una selezione di dipinti e un film, mentre Saâdane Afif trasforma il Centre Pompidou in una bara, che sembra voler mettere in discussione il ruolo vitale dei musei.

La mostra “Il delitto quasi perfetto” prende necessariamente in esame le relazioni tra Etica ed Estetica. Mettendo in dubbio il ruolo dell’autorialità, il significato dell’autenticità, dell’inganno e della frode, la mostra sfuma i confini della dicotomia tra “buono” e “cattivo” gusto, mettendo al contempo in evidenza la duplicità del “crimine come arte” e dell’”arte come crimine.

La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano.

Grazie alla collaborazione con due importanti realtà culturali che operano a Milano, il PAC ha in programma due eventi che accompagneranno la mostra. Giovedì 17 luglio, dalle ore 21.00, ci sarà una proiezione speciale organizzata in collaborazione con il Milano Film Festival, giunto quest’anno alla 19° edizione, che riproporrà alcuni corti selezionati dalla storia del Festival che hanno saputo avvicinarsi al tema del crimine. Sabato 6 settembre, in occasione della chiusura della mostra, ci sarà una grande serata con un progetto creato ad hoc dal Festival MITO per il PAC, un evento da brivido tra arte e musica: dalle 22.00 una visita guidata alla mostra sarà accompagnata da brevi intermezzi musicali e, dopo, suonerà la Scary night dei Claudio Simonetti’s Goblin, storica band che firmò indimenticabili colonne sonore per maestri del cinema horror come Dario Argento e George Romero.

Info: www.civita.it

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